In the bubble – John Thackara

“Quando parlo di sostenibilità, intendo un mondo basato su meno cose e più persone, (…) creare le strutture per riportare la gente ad assumere il controllo delle situazioni e non per rimpiazzarla con la tecnologia.”

Con queste parole John Thackara ci prende per mano e ci guida alla scoperta del suo saggio – oramai considerato un classico – “In the bubble”, che ho avuto il piacere di leggere in queste ultime settimane. Il concetto chiave del saggio è che se siamo riusciti a complicarci così tanto la vita, introducendo nel mondo una miriade di oggetti e di tecnologie inutili e complesse, progettando prodotti senza prima analizzarne le conseguenze, allora dobbiamo anche essere in grado di invertire la tendenza e rimediare ai nostri errori.

È chiaro che il tema della sostenibilità è più che mai attuale al giorno d’oggi: come qualche anno fa, quando uscì questo saggio, ci troviamo in debito con la natura. Abbiamo consumato per anni una quantità esagerata di fonti di energia non rinnovabili, portando il nostro mondo in difficoltà e causando le conseguenze climatiche, biologiche e sociali di cui tutti siamo a conoscenza.

Questo saggio ha un approccio molto interessante verso il mondo del design: design significa progettare, progettare significa analizzare vantaggi e svantaggi prima di fare scelte che possano impattare negativamente uno o più sistemi. L’uomo per sua natura, progetta ogni sua scelta, dalla più elementare alla più complessa. Ognuno di noi, quindi, può e deve sentirsi progettista per migliorare il mondo in cui viviamo, e non ripetere gli errori del passato.

Il saggio è così composto: dopo un’introduzione al tema principale e alla visione dell’autore, si analizzano diversi aspetti della nostra società odierna in rapporto alla sostenibilità, con un interessante visionarismo sulle economie di sharing (basti pensare agli attuali car-sharing o alla condivisione di servizi) e sull’oscenità del consumismo tecnologico.

È molto interessante ritrovare diversi concetti nella vita di tutti i giorni, molti dei quali fanno tanto riflettere. Sapevate che l’avvento di Internet, e degli ebook, ha in realtà fatto aumentare considerevolmente l’uso della carta? Oppure quanta ‘embergy’, l’energia ‘totale’ necessaria a fare arrivare un prodotto fino a noi consumatori, è necessaria ogni volta che ordiniamo un qualsiasi prodotto su un e-commerce come Amazon? Quanto costi, alla natura, un nostro viaggio in aereo? Quanto è importante condividere informazione per via telematica, evitando trasporti fisici e quindi energia?

Questi sono solo alcuni degli spunti di riflessione che la lettura propone. È importante sottolineare che questo non è in nessun modo un saggio con una serie di regole per migliorare la nostra situazione ambientale, per evitare sprechi. Queste informazioni si possono trovare facilmente in rete e sono ormai parecchio sensibilizzate dalla società odierna. Piuttosto si tratta di un manuale per progettisti coscienziosi; è un inno a rimboccarci le maniche, sapendo che ognuno di noi ha il potere di cambiare le cose, assieme agli altri. È più che mai un invito a collaborare per riportare la comunità e la condivisione come valori fondamentali per evitare sprechi di energia, che non possiamo più permetterci. Dallo sharing di risorse alla la visione di ogni cosa come un servizio, piuttosto che un oggetto di consumo. Troverete tante proposte interessanti, a volte utopiche, altre volte semplici da mettere in pratica, da subito.

John Thackara ha disseminato tra le pagine un gran numero di esempi di progettazione sostenibile che si sta attuando nel mondo, sorprendentemente (o forse non così tanto) i casi più interessanti provengono da paesi orientali e dai cosiddetti ‘paesi emergenti’, dove le situazioni al limite e la povertà hanno permesso alle società di progettare in maniera intelligente, coscienziosa e lungimirante; non inondando la società di prodotti all’avanguardia, inutili, spesso complessi e sicuramente costosi in termini di energia per la produzione e per lo smaltimento.

Quello che si prova durante la lettura è un invito alla riflessione, degno di un saggio che si rispetti. L’autore ha centrato il punto riuscendo, con un linguaggio semplice e una prosa asciutta, a mettere in risalto i concetti principali senza distrarre il lettore con la forma. Ciò che rimane dopo la lettura è un senso di ‘potere’, di convinzione delle proprie capacità e di voglia di cambiare in meglio qualcosa che noi stessi, o qualcuno prima di noi, ha portato alla deriva. Consiglio a tutti questo libro, e consiglio a tutti di consigliarlo a loro volta: il cambiamento può avvenire, ma c’è bisogno di ognuno di noi. Del progettista che è in ognuno di noi.

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